Requiem for Annina

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Con queste parole, più o meno, ho comunicato la mia decisione di chiudere un’era.

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L’arte di fare il punto -e il bello di farlo dopo un’ottima annata

Ho provato a seguire un filo conduttore di fortuna e astri propizi lungo il 2015 -dettati da quale oroscopo, ancora non so. Mi sono addentrata tra gli animali delle annate cinesi, le rune nordiche e le costellazioni, ma con scarso successo; in fondo, non riesco ancora a interpretare lo sguardo allibito di quelli a cui dico che sono cancro ascendente scorpione.

E’ che non sono tanto brava a dare ascolto agli oracoli: al massimo, il giovedì leggo Rob Brezny per vedere quanto ha copiato dal tuttiforsenonsannoche della Settimana Enigmistica.
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Rosendals Trädgård -il meriggio d’oro di Stoccolma

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Quando racconto della Svezia, mi piace sempre partire dai suoi colori (Piccolo, breve disclaimer: si, questo post sarà in prima persona. La cotta -non poi così tanto- adolescenziale si racconta sempre in prima persona) . Mi piace insistere sulla varietà della palette, che non si riduce unicamente a scale di blu e bianco, o (permettetemelo) a cinquanta sfumature di grigio: la Svezia è anche marrone, sfumato d’arancione al profumo intenso di cannella, e scuro -quasi nero- come il caffè forte in tazza. E’ verde, tanto verde, e ancora rosa salmone e [prego, fare copia e incolla con il precedente post sul Saluhall di Stoccolma]. Non si tratta solo di uno strato di ghiaccio artico su asfalto, insomma.

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