Rosendals Trädgård -il meriggio d’oro di Stoccolma

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Quando racconto della Svezia, mi piace sempre partire dai suoi colori (Piccolo, breve disclaimer: si, questo post sarà in prima persona. La cotta -non poi così tanto- adolescenziale si racconta sempre in prima persona) . Mi piace insistere sulla varietà della palette, che non si riduce unicamente a scale di blu e bianco, o (permettetemelo) a cinquanta sfumature di grigio: la Svezia è anche marrone, sfumato d’arancione al profumo intenso di cannella, e scuro -quasi nero- come il caffè forte in tazza. E’ verde, tanto verde, e ancora rosa salmone e [prego, fare copia e incolla con il precedente post sul Saluhall di Stoccolma]. Non si tratta solo di uno strato di ghiaccio artico su asfalto, insomma.

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Ne è prova l’esplosione della scala cromatica dei giardini, l’orto e la bakery del Rosendals Trädgård, la Valle delle Rose. Detta così, sembra un attimo il giardino del meriggio d’oro di Lewis Carroll, una distesa di fiori colorati animati di vita propria -giusto per perderci in paragoni abbastanza a portata di mano. E forse un po’ lo è. 

Fu nel diciassettesimo secolo che Re Karl XIV Johan, insieme al sapiente ingegno dell’architetto Fredrick Blom, trasformò in un giardino inglese quello che fino a poco tempo prima era solo un pascolo. Da quel momento in poi, i regali di Svezia apportarono piccole, costanti modifiche e aggiunte (a seconda dell’interesse o del pollice verde), fino ad arrivare alla Regina Josefina che nel 1861 portò a sbocciare il Rosendal Garden, modellandone struttura amministrativa e organizzativa sulla falsa riga della Royal Horticultural Society londinese e istituendo una vera e propria accademia per giardinieri.

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Rosendal Garden oggi è un giardino aperto gestito dalla fondazione indipendente omonima, il cui principale intento è presentare al pubblico i principi della coltivazione biodinamica attraverso corsi, lezioni, workshop e mostre. Ma soprattutto, attraverso i suoi prodotti, acquistabili nella loro integrità: frutta e verdura appena colte dall’orto sono disponibili presso il piccolo mercato biologico, allocato in una delle meravigliose serre a schiera che costeggiano il prato; è possibile, inoltre, scegliere tra le mille e più varietà di rose direttamente dal campo, cogliendo il proprio mazzo e pagando alla cassa. E per i fortunati con il pollice verde -o aspiranti tali, il plant shop mette a disposizione le piantine stesse di rose, oltre ad altre numerose varietà di manti erbosi perenni, erbe aromatiche, spezie e alberelli mediterranei di fico, agrumi e olive; e ancora, bulbi e semi per partire da zero, per partire dalla terra.

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Due delle serre ospitano il bistrot e la bakery del Rosendal,  dove ovviamente vengono impiegati gli stessi prodotti nelle preparazioni per la cucina (i cui scarti ritornano alla terra sotto forma di compost): gli ingredienti naturali, trattati sapientemente dallo staff, esprimono tutto il loro potenziale in zuppe e dolci dal sapore peculiarmente scandinavo. Così come il pane cotto in forno a legna, da spezzettare e farci la scarpetta o da portare a casa, ancora caldo, avvolto in un foglio di carta gialla. E’ esattamente il gusto del luogo, del momento, dell’istante: io ho sentito che quelle panche in legno di recupero, le serre dai vetri leggermente appannati dalla condensa, quel sole tiepido e i nastri colorati appesi all’ingresso, insomma che quel frangente che stavo vivendo, sapesse di zuppa di lenticchie con un’abbondante cucchiaiata di crème fraiche e un rotolino dolce al cardamomo. E’ immergersi in un’esperienza completa, a tutto tondo, in grado di riconnettere ogni senso allo spirito di quella terra che ho sempre trovato tanto ospitale, bando alle chiacchiere dei diffidenti; è riempirsi gli occhi e il palato di stupore, rannicchiarsi in quel tepore accogliente sin dal primo istante. E’, semplicemente, sentirsi bene.

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