Di autoproduzione contemporanea, di impegno e di quotidianità. Intervista a Manuela Conti

Da grande voglio fare la cantastorie.
Voglio raccontare ai bambini di Milano che le mele non nascono all’Esselunga, non crescono nei sacchetti di plastica e non sono tutte rosse, gialle o verdi; che anche quelle con i buchetti sono buone -anzi, lo sono di più, parola del bruco che le ha provate prima di noi. Voglio assicurare loro che Babbo Natale esiste, ma esistono anche le mucche, che non sono solo nei disegni; delle belle mucche che brucano erba e passeggiano pigre per i prati in montagna con i loro allevatori che mungono di persona il latte e ne fanno tanto formaggio.

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The great Food Blogger Cookie Swap 2014

L’anima da foodblogger è un po’ come i peperoni. Prima o poi, ti torna su. Avete presente, no, quando tre giorni dopo la peperonata della suocera pensate “oh, stavolta ce l’ho fatta”, e proprio in quel preciso istante vi parte a tradimento un singulto peperonico. Ecco, con la storia dei foodblogger funziona un po’ allo stesso modo, con la sola differenza che sta a voi trattenere o meno quel poco di aria che resta; mi spiego: siete presi alla sprovvista da un’irrefrenabile voglia di preparare una torta stracolma di frosting, zuccherini e arcobaleni? Padroni di farlo, padronissimi. Ma quanto potrà giovare alla vostra immagine di duri ex foodblogger, pubblicare foto e ricetta? Sarebbe come se un hipster si lasciasse sfuggire un brano di Renato Zero su Spotify, fuori dalla sessione privata.

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