L’arte di fare il punto -e il bello di farlo dopo un’ottima annata

Ho provato a seguire un filo conduttore di fortuna e astri propizi lungo il 2015 -dettati da quale oroscopo, ancora non so. Mi sono addentrata tra gli animali delle annate cinesi, le rune nordiche e le costellazioni, ma con scarso successo; in fondo, non riesco ancora a interpretare lo sguardo allibito di quelli a cui dico che sono cancro ascendente scorpione.

E’ che non sono tanto brava a dare ascolto agli oracoli: al massimo, il giovedì leggo Rob Brezny per vedere quanto ha copiato dal tuttiforsenonsannoche della Settimana Enigmistica.

Però le ultime due pagine della mia agenda mi dicono che è arrivato il momento di bilanci. E contrariamente da quanto detto dal cabalista che ho consultato lo scorso anno, questo 2015 è stato da urlo. Magnifico, davvero: mi viene spesso voglia di battermi da sola la spalla per la soddisfazione.

 

pollenzo

Mi sono laureata all’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo: ho varcato la soglia della Hogwarts cuneese a Novembre 2014, e  ho concluso in bellezza esattamente un anno dopo con una tesi su…appena lo capisco bene anch’io, ve lo spiego. Insomma, una storia complicata di ravioli, techné e olismo, il tutto riconducibile a un invito a essere più open-minded. Ho conosciuto un mondo accademico che ritenevo possibile tanto quanto l’esistenza degli unicorni: di professori che ti abbracciano a fine discussione di tesi, di altri che passano con te 1 ora e 40 al telefono -e non sotto minaccia. Di piccole classi multiculturali, di continui spunti di riflessione anche fuori aula e, che ve lo dico a fare, di infinite discussioni sul cibo. Mi ha fatto bene scendere dal mio piedistallo di orgogliosa italiana e terrona, e prestarmi totalmente all’ascolto di storie d’infanzia diverse dalle mie -scoprendo così fermentazioni e impasti al limite della fantascienza.

Ho capito che non c’è distinzione tra raccontare il cibo e raccontarsi attraverso il cibo: siamo vincolati da un rapporto talmente intimo ed esclusivo che è in grado di spiegare emozioni e culture in egual misura.

 

 

francescana

Ho chiuso poi la mia vita di Bra in due borsoni e cinque scatole di cartone, e sono approdata a Modena -di preciso, all’Osteria Francescana.

Avete presente gli assistenti di scena? Quelli che di solito hanno una cartelletta in mano solo per vezzo (o per evitare di mangiarsi le dita fino alla falange) e stanno in piedi dietro i pannelli neri del teatro per tutta la durata dello spettacolo. Quelli che si beccano solo gli applausi di riscaldamento del pubblico, e che lavorano tutto l’anno per la standing ovation dedicata agli attori? Ecco, in Francescana io sono una di quelli lì. E quella del backstage è una postazione privilegiata: ho modo di osservare tutte le dinamiche che danno vita al meraviglioso mondo dell’Osteria, comodamente (insomma) seduta sulla mia palla Technogym all’angolo destro della scrivania.

Come confermatomi anche dai miei colleghi, sono capitata in un periodo molto attivo e carico di eventi particolari: ho accolto due capi di stato in una sera sola, ho stretto la mano ad Alice Waters e conversato amabilmente con lei, sono finita su Vogue assieme alle altre ragazze della Francescana in un’intervista di dubbio gusto, che fa trapelare un mio altrettanto dubbio stalking al mio collega -che per carità, di essere gnocco è gnocco, ma non da rischiare una denuncia penale. In generale, comunque, sto imparando tantissimo. Ho attivato la modalità spugna sin dal mio primo giorno in ufficio, e non ho minimamente pensato di disattivarla -neanche per un solo istante.

 

Fondamentalmente, il cabalista non mi aveva predetto un anno da schifo: mi aveva solo annunciato il 2015 come l’anno delle responsabilità. E’ qui che ha cannato in pieno: sono ancora a carico dei miei genitori, e se non fosse stato per l’aiuto massivo della mia famiglia, di certo Pollenzo la starei ancora vedendo solo ed esclusivamente dalle foto del sito.

Quindi, l’allineamento dei pianeti e l’ingresso di Giove in Gemelli sono proprio in fondo alla lista delle cose per cui essere grata.

Alla luce di questo racconto, verrebbe subito da pormi una domanda: Cosa voglio fare da grande?  In ordine sparso, potrei rispondere: la ricercatrice, la panettiera, la semiologia, l’insegnante, la scrittrice, la maratoneta. Per ora, voglio solo che la me-tra-20-anni sia fiera della me-oggi.

Cosa mi aspetto dal 2016?

Di non perdere la mia sete di conoscenza, innanzitutto -e si, questo implica anche continuare a studiare. E viaggiare. E assaggiare. Di mettere il tutto a servizio di un’attività produttiva, subito dopo. Di scegliere di imparare, come conseguenza diretta. Liste di buoni propositi ne ho a bizzeffe, ma le tengo appuntate  a  bordo desktop come appuntamenti dal dentista. Saranno le situazioni, le interazioni e la mia volontà a fare una cernita e a portare avanti cosa davvero deve essere portato avanti -scusate, ma al caso continuo a non crederci.

 

Quindi su le maniche, signorine.

 

 

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