Il brunch -ovvero: la destrutturazione del rituale dei pasti

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I nuovi stili di vita della società contemporanea occidentale si riflettono in maniera evidente sui sistemi alimentari. Da un lato, la disponibilità sempre più ridotta di tempo libero che induce una necessità di consumo rapido e, se possibile, in movimento; dall’altro, una vita sociale sempre più ricca di occasioni di consumo vissute in prima persona e le proiezioni oniriche create dal sistema mediatico, generano un flusso continuo di sollecitazioni ad abbandonare non solo le abitudini, ma persino le gestualità e le ritualità collegate al “mangiare”. Questa sorta di liquidità diventata caratteristica intrinseca della società odierna non permette agli individui, così come ai gruppi, di potersi imbrigliare in quel sistema di rituali che scandiscono e gestiscono l’esecuzione di un pasto. È ciò che sta accadendo in innumerevoli occasioni, afferendo ad una “desacralizzazione dei pasti” che induce, a sua volta, ad una “destrutturazione dei pasti”. Affinché si possa demolire l’esistente impianto, occorre che esso venga prima privato della sua solennità sacrale.
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Michael Pollan e l’arte del tempo in cucina

Il cibo è una cosa seria; parlare di cibo, lo è ancora di più, e nulla deve essere lasciato al caso. Ma in fondo,  un vero (e serio) foodteller è riconoscibile sin dalla sua prima parola, non solo per la professionalità che mette nello scrivere, ma anche dalla sua passione. Per la tavola, ovviamente. Un buon metodo per iniziare è scegliersi i propri guru, e se davvero avete intenzione di diventare veri food writer (ma veri-veri, eh), Michael Pollan non può assolutamente mancare dal vostro olimpo, il che non significa solo sapere chi è-ve lo dico io: giornalista americano e insegnante alla School of Journalism della Berkeley University. No: dovete anche riempirvi la vostra Billy fresca di Ikea dei suoi libri (dopo averli letti, magari), e se soffrite di illuminazioni notturne, tipo la nonna che vi appare in sogno e vi dice i numeri da giocare al lotto, tenere il suo ultimo lavoro, “Cotto”, direttamente sul comodino.

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