Rosendals Trädgård -il meriggio d’oro di Stoccolma

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Quando racconto della Svezia, mi piace sempre partire dai suoi colori (Piccolo, breve disclaimer: si, questo post sarà in prima persona. La cotta -non poi così tanto- adolescenziale si racconta sempre in prima persona) . Mi piace insistere sulla varietà della palette, che non si riduce unicamente a scale di blu e bianco, o (permettetemelo) a cinquanta sfumature di grigio: la Svezia è anche marrone, sfumato d’arancione al profumo intenso di cannella, e scuro -quasi nero- come il caffè forte in tazza. E’ verde, tanto verde, e ancora rosa salmone e [prego, fare copia e incolla con il precedente post sul Saluhall di Stoccolma]. Non si tratta solo di uno strato di ghiaccio artico su asfalto, insomma.

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Di autoproduzione contemporanea, di impegno e di quotidianità. Intervista a Manuela Conti

Da grande voglio fare la cantastorie.
Voglio raccontare ai bambini di Milano che le mele non nascono all’Esselunga, non crescono nei sacchetti di plastica e non sono tutte rosse, gialle o verdi; che anche quelle con i buchetti sono buone -anzi, lo sono di più, parola del bruco che le ha provate prima di noi. Voglio assicurare loro che Babbo Natale esiste, ma esistono anche le mucche, che non sono solo nei disegni; delle belle mucche che brucano erba e passeggiano pigre per i prati in montagna con i loro allevatori che mungono di persona il latte e ne fanno tanto formaggio.

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