Creare la pasta madre

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Per quanto mi renda conto che, ultimamente, una delle mie attività preferite sia fare proselitismo a favore della pasta madre, devo mettere le mani davanti e fare appello al vostro senso di responsabilità. La pasta madre, devo dirvelo, è un impegno. E come tale deve essere rispettato. La pasta madre è viva, è un essere vivente, e come tale deve essere accudita, ascoltata, coccolata. Chi ne possiede già una, sa benissimo che non sto esagerando. Quindi, prima di imbarcarvi in questa avventura tutta farina e batteri, pensate a se e quanto avete voglia di sporcare la cucina almeno una volta alla settimana, di trattenere eruzioni quasi vulcaniche in frigorifero, di socializzare con i mulini a voi vicini o al proprietario fricchettone del negozio biologico dietro casa.

Detto questo, iniziamo.
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Di autoproduzione contemporanea, di impegno e di quotidianità. Intervista a Manuela Conti

Da grande voglio fare la cantastorie.
Voglio raccontare ai bambini di Milano che le mele non nascono all’Esselunga, non crescono nei sacchetti di plastica e non sono tutte rosse, gialle o verdi; che anche quelle con i buchetti sono buone -anzi, lo sono di più, parola del bruco che le ha provate prima di noi. Voglio assicurare loro che Babbo Natale esiste, ma esistono anche le mucche, che non sono solo nei disegni; delle belle mucche che brucano erba e passeggiano pigre per i prati in montagna con i loro allevatori che mungono di persona il latte e ne fanno tanto formaggio.

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