Di McDonald, di Single Burger e dell’insostenibile leggerezza dell’opinione

DISCLAIMER: Ceci n’est pas un post anti McDonald. La vicenda della finta inaugurazione di Single Burger  (locale destinato a iscriversi nel firmamento dei ristoranti di tendenza di Milano, rivelatosi poi un  punto vendita della catena di fast food più discussa della storia) ha sollevato tanti polveroni quante sopracciglia di soddisfatti moralisti contro la tendenza foodie in tutte le sue declinazioni -da fricchettona a fighetta. Il mio commento non ha come oggetto l’evento in sé (gioie e dolori del marketing contemporaneo), ma le risposte generaliste e riduzioniste generatesi nei giorni successivi; sono convinta che ci siano in giro persone che alla domanda “Perché non mangiamo al Mc?” rispondano “Perché bleah che schifo ma ti pare”. Eppure, per l’ennesima volta, è bastato un evento glamour (non ci credo che sto usando davvero questa parola) in Corso Como per fare di tutt’erba un fascio -e magari stessi parlando di blogger o pseudo-opinionisti. Sono quotidiani a tiratura nazionale. 

Non volendo  difendere la suddetta categoria di foodie -o attenti mangiatori (se si è scatenata questa polemica, è perché tra i fricchettoni-a-tutti-i-costi c’è chi lo fa senza cognizione di causa) , io parlo per me. E chi ci si ritrova, si accodi pure. 

 

singleburger

Ciao, mi chiamo Francesca e non entro in un McDonald da 5 anni.

No non è vero, entro spesso in quello di Milano Centrale -perché hanno i bagni puliti e gratis, col cavolo che pago 1 euro alla stazione per fare pipì. Riformulo.

Ciao, mi chiamo Francesca e non mangio in un McDonald da 5 anni.

Adesso, moralisti dell’ultima ora, avventatevi pure, non opporrò resistenza. Etichettatemi pure come radical-fricchettona, e inseritemi in quel gruppo di persone che, a vostro giudizio, avrebbero trangugiato il panino foodie chic di Maurizio e Andrea senza battere ciglio, per poi vomitarlo in bagno dopo che la finta insegna di Single Burger si fosse staccata rivelando la malefica M gialla.

Fatto?

Bene, adesso vi spiego perché e un attimo avventato -e stupido.

La scelta di non sostare alla cassa per scegliere tra un McChicken e un BigMac non è dettata dal gusto. Ci sono ragioni ben diverse, in primis di natura ideologica. Il Mac incarna quell’omologazione dei sapori, l’antagonismo dell’imprenditorialità locale e l’annientamento della località e  della tradizione che non sono altro che l’antitesi della cultura gastronomica. Leggenda narra che Slow Food sia nato da un urlo di disperazione di Carlo Petrini in Piazza di Spagna, inorridito dall’apertura di uno dei loro fast food. Seguendo questa scia, McDonald non è l’unico a finire nella lista nera: è in buona compagnia di Burger King, KFC, Starbucks e simili. (Che palle, direte. Forse si, ma è una mia scelta: non vi obbligo mica a seguirla.)

Tradotto in soldoni, suona un po’ come: preferisco farmi una pizza da Gennaro.

Secondo, sapere da dove viene il cibo che ho nel piatto non è un vezzo. E’ un mio e un vostro diritto. E dal momento che pubblicità che reclamizzano prati verdi e mucche felici sono sempre più una facciata di copertina, un simulacro alla pari del packaging dei prodotti, io non ci riporrei tutta la fiducia che ho in corpo . Stesso dicasi per la qualità dei prodotti, che non è ancora ben chiaro perché dopo un tot di minuti il panino in scatola non acquistato debba essere buttato via -il che mi rimanda direttamente al terzo punto. Uno spreco insano e immotivato di cibo è sufficiente per costituire una nota di biasimo.

E infine, questa faccenda del gusto. Per quanto vogliate metterla sul piano del condizionamento associativo -in un locale da gastrofighetti si mangia sicuramente da gastrofighetti-, c’è una ragione molto meno profonda che nessuno, credo davvero nessuno, ha il coraggio di ammettere. Il cibo servito in un McDonald è per forza appetibile, e non come risultato di ricette della nonna tramandate di generazione in generazione: il gusto è studiato a tavolino, partendo dalle pulsioni umane di sopravvivenza (sembra davvero altisonante, ma è così) che ci spinge a procacciare cibo ricco di nutrienti energetici -vedi: zuccheri. Peccato che gli stessi creino anche dipendenza, il che ci spinge a volerne ancora, e ancora, e a ordinarne ancora e ancora. Cosa ci fanno, altrimenti, 19 ingredienti nelle patatine fritte? Che patate, olio e sale abbiano bisogno della compagnia di altri 16 compagni, mi sembra un attimo azzardato.

A meno che non soffrano di carenze d’affetto patologiche -eppure, il mio olio sta così bene accompagnato solo da una fetta di pane.

 

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4 pensieri su “Di McDonald, di Single Burger e dell’insostenibile leggerezza dell’opinione

  1. Ciao, mi chiamo Riccardo e dopo 18 anni che non entravo da McDonalds adesso ogni tanto ci vado a prendere il caffè.
    Solo, povero e nero caffè, senza zucchero nè acqua in accompagnamento.
    (Ho la sensazione da #sciechimiche che nell’acqua ci mettano del tremendo zucchero bianco per farci diventare sempre meno sensibili al gusto dolce, ma mi censuro da solo).

    Il caffè al Mcdonalds ha la stessa dignità di un caffè preso in un bar della zona industriale, ma con questi piccoli plus: 1) le macchine sono pulite in ordine 2) il caffè è certificato Rain Forest Alliance e quindi presumibilmente un po’ più sostenibile 3) ci sono tutti i quotidiani e quasi sempre disponibili 4) c’è il wifi 5) il caffè costa anche meno.

    Dal punto di vista di sicurezza alimentare, di Haccp (che paroloni), di rischi di finire all’ospedale o come minimo sulla tazza del citato bagno, credo che McDonalds sia più sicuro dei tanti sushi wok all you can eat sticazzi giappocinesi che la fanno da padrone ovunque ormai, così come in termini di pulizia sia diciamo in media con la qualità della ristorazione italiana in toto.

    Quello che lo rende triste è la uniformità del gusto da un lato e sopratutto la falsità dello stesso gusto dall’altro.
    Ingannare i nostri gusti, la nostra mente e il gusto dei nostri organi interni (esiste, lo sapevate?) non fa altro che renderci schiavi e vittime di un sistema che ci vuole appunto sempre più schiavi, pecore, zombie innamorati della stessa pillola rossa. Si padrone, ancora big mac (bavetta e bolla al naso).

    Nello stesso tempo, la tanto citata hamburgheria fighetta, qual essa sia, dove compra la carne? la posso vedere? Posso vedere la cucina? Il macello? Il fornitore? Gli ingredienti? Non è che poi magari la prende surgelata alla Metro o alla Marr, dove ipoteticamente i fornitori sono gli stessi di McDonalds? Allora è giusta la beffa di Mc Donalds, giusta e condivisibile nel suo essere provocatoria.

    La sintesi è che nulla può accadere senza un percorso di consapevolezza alimentare. Nulla può accadere senza farsi le opportune domande.
    “E la saggezza della vita consiste forse nel chiedersi, a qualunque proposito, perché?” dice Balzac.
    E chi vende cibo industriale, così come medicinali o servizi, ha paura delle nostre domande. Perchè con le domande scoperchiano il vaso di Pandora e creiamo consumatori che scelgono davvero.
    “E’ la domanda il nostro chiodo fisso, Neo”.
    E allora, anzichè omaggiare o criticare la mossa di McDonalds, prendere in giro i presunti o meno gastro-fighetti-foodie-hipster di cui probabilmente anche io faccio parte, perchè non cominciare a farci delle domande e a percorre – con il verso opporto – il filo sottile che anche nel 2015 lega ancora un piatto alla Terra?

    Siamo uomini e siamo italiani, siamo manichei nell’anima, il derby è il nostro chiodo fisso.
    Ma qui non vince nessuno, nè la grande M dorata nè l’hipsterismo di massa gastrochic.

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  2. Ciao mi chiamo Marco, non entro in un McDonalds da almeno un mese…si perché l’ultima volta ho fatto McDrive. Se devo essere sincero preferisco Burger King ma essendo troppo lontano dalle zone che frequento abitualmente mi ci reco molto raramente…per non parlare di KFC, adoro letteralmente il loro pollo fritto ma purtroppo in Italia non sono presenti quindi quando capito in una metropoli all’estero se posso una capatina la faccio anche da loro… Sono un pazzo scatenato che si nutre junk food? no, sono uno che ogni tanto, per ragioni di tempo ha bisogno di mangiarsi qualcosa di veloce che sia una piadina, un panino, o non più di un paio di volte al mese, anche un Hamburger da McDonalds o Burger King, tutto qua. Sulla pulizia delle cucine dei McDonalds secondo me si può stare tranquilli sia perché sono a vista appositamente per far vedere al cliente da dove proviene il cibo che mangia sia perché quegli standard che tanto disgustano i fighetti del cibo, li adottano anche in tutti i loro punti di distribuzione in termini di pulizia. Personalmente conoscendo persone addette ai controlli, mi fido mooolto meno ad andare in un qualsiasi ristorante medio Italiano…
    Posso però orgogliosamente affermare che non entro in un supermercato per comprare cibo da qualche anno, si perchè il pane me lo auto produco usando pasta madre e macinando grano bio a km0 la frutta e verdura viene in parte prodotta nel mio orto e in parte acquistata da contadini della zona e stesso discorso per le carni che vengono prodotte in micro allevamenti locali. Mi piacerebbe avere anche un pollaio ma purtroppo ho paura di non riuscire a seguirlo adeguatamente….a dimenticavo ho eliminato lo zucchero bianco raffinato dal caffè (una bustina a caffè fanno circa 2,5kg all’anno) per sostituirlo con il miele bio che produce mio padre….

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