Vegano, non alieno. La dolce vita veg di Gaia

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Entrate su Internet. Se non avete Google come homepage, digitatelo in qualsiasi lingua voi vogliate, poi entrate nella ricerca Immagini. Scrivete ora nella barra di ricerca “Vegan Cartoon“. Ecco, questa vignetta la troverete di certo nella prima fila, insieme a tante altre più o meno simpatiche e/o taglienti.
La questione di vegani e vegetariani è intrappolata tra due estremi: gli onnivori “che se non mangi carne, dove trovi le proteine?”  e i vegetariani/vegani stessi in preda ad attacchi violenti di estremismo, misti a opere indesiderate di proselitismo. Vogliate anche il fatto che si riconoscano in una minoranza contro il resto del mondo, scattare sulla difensiva pare una reazione istintiva naturale.

Gioie e dolori della democrazia del cibo.

A dar troppo retta a questa visione riduzionista, però, si rischia di rimanere incastrati tra gli stessi poli. Per questo ho cercato una voce oltre gli estremismi, al fine di tentare un approccio neutrale, equilibrato ma soprattutto consapevole. Per parlare di dieta vegana ho cercato una persona che:
-seguisse questa dieta da almeno 5 anni
-sapesse davvero spiegare la dieta vegana attraverso la propria esperienza
-non fosse estremista
-non facesse proselitismo

Missione impossibile? Ebbene, no. A tutti questi punti, aggiungetene pure un altro: lei è una vera esperta. Gaia non è solo una vegana convinta e pacifica; è anche una terapista alimentare esperta in alimentazione salutare e filosofia orientale, come lei stessa si definisce.

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Da quanti anni sei vegana –e quanti anni avevi quando lo sei diventata?

Non mangio cibo animale e neanche derivati di cibo animali, oramai quasi definitivamente, dal 2010. All’epoca del salto, avevo 34 anni.

Sei diventata subito vegana o sei stata prima vegetariana?

Sono stata vegetariana per circa 2 anni, per quanto anche durante quel periodo “sgarrassi” con del pesce, finché non sono riuscita a eliminarlo del tutto. Anche durante la transizione verso la dieta vegana ho sforato spesso includendo nella mia alimentazione uova o formaggio, ma anche in questo caso il passaggio è stato graduale. È un iter che consiglierei a tutti, evitando assolutamente di optare per un cambiamento repentino.

Facciamo chiarezza una volta per tutte: cosa significa essere vegano? E cosa vegetariano?

Vegano per me, e credo per molti,  significa non utilizzare nulla dal cibo, all’abbigliamento passando per cosmetica e per medicine attraverso lo sfruttamento e l’uccisione di animali. Vegetariano significa mangiare prevalentemente cibo di origine vegetale, quindi: cereali, legumi, verdura, frutta e semi oleaginosi con l’inserimento in dieta anche di formaggi e latti di vacca, pecora o capra e di uova di galline, quaglia ecc.

Per quanto condivida entrambi gli stili alimentari per diversi motivi, trovo che non sempre vengano approcciati con la giusta consapevolezza, a partire dalla questione del precario equilibrio della questione salutare e quella ambientale su cui oscillano. L’olio di palma, per esempio, è di origine vegetale e si usa anche al posto del burro; peccato che sia  altamente anti-ecologico e assolutamente dannoso anche per la nostra salute. Così come il consumo di frutta e verdura in inverno provenienti  da luoghi lontanissimi con dispendio di inquinamento e costi spropositati a discapito anche di nostri produttori, non può che far riflettere sull’etica della nostra scelta.

Quali sono le ragioni che ti hanno condotta verso questa scelta?

Inizialmente ho scelto di eliminare e poi togliere il cibo animale e i derivati per una questione legata  alla mia salute, dal momento che avevo diversi problemi di salute – da una tiroidite di Hashimoto, fino ad arrivare ad un tumore della pelle. Diversi dottori mi avevano consigliato a riguardo un’alimentazione vegana, senza però mai entrare nello specifico: mi sono quindi orientata seguendo filosofie e medicine alternative focalizzate sul cibo e sul suo consumo come medicina, ovvero la dietetica cinese, l’ayurveda e infine la macrobiotica che io miscelo –pur non distaccandomi mai dalla piramide alimentare mediterranea originale, con la variante cruelty free(termine che preferisco al veganesimo) che seguo per una questione etica e di rispetto nei confronti dell’ambiente e degli animali. Scelgo quindi cibo vegetale, di stagione e del luogo dove vivo, non mi vado certo a mangiare pomodori del Centro America in dicembre…ma il tutto sempre senza estremismi ed eccessive rigidità.

Quanto questa dieta ha influito sul tuo peso corporeo?

A partire dal momento in cui ho capito come alimentarmi correttamente e seguendo diversi percorsi di scuola e cucina naturale, tanto da diventare terapista alimentare esperta in questo campo, ho perso 24 chili dei 26 presi a causa delle mie varie malattie, che mi avevano appesantita  molto e in pochi anni. Dopo di me, mio marito ne ha persi ben 22 dopo anni di accumuli dovuti a diete sbagliate.

Quanto ha influito sul tuo benessere, sulla tua salute in generale?

Sono  guarita da una tiroidite di hashimoto che mi ha resa schiava per circa 10 anni del famigerato Eutirox, ho riacquistato un ciclo corretto e mai doloroso come in passato, la pelle e i capelli sono diventati luminosi e setosi, le unghie finalmente dure. Ho inoltre sviluppato una notevole forza psicofisica e più in generale una resistenza allo stress e alla fatica superiore a prima.

Secondo te, qualsiasi fisico è in grado di sopportare una dieta del genere?

Se si studiano le basi, magari leggendo dei libri, seguendo delle conferenze, oppure delle lezioni di cucina e terapia alimentare e in ogni caso se si eseguono i cambiamenti in maniera graduale non si avranno assolutamente crisi di nessun genere –trattandosi, comunque, di naturali e blande fasi di eliminazioni, come l’andare in bagno più spesso, avere qualche brufoletto in faccia o sulla schiena, soffrire per 2-3 giorni di mal di testa.

Quanto ha influito il tuo cambio di dieta nei rapporti familiari e quelli tra amici?

Devo dire che ho acquisito molti amici nuovi, tanti dei passati si sono interessati avvicinandosi a questo stile alimentare anche solo per ridurre il cibo animale, senza diventare totalitari. Alcuni si sono autonomamente allontanati, facendomi scoprire la loro intolleranza su diversità che toccano anche gli stili alimentari; in questo caso, è stato un po’ come tagliare un ramo secco. Ma direi che si è trattata più di una selezione naturale.

Mettiamo il caso che un amico decida di festeggiare il compleanno invitando te e altra gente fuori a cena.

Accetto con piacere, tanto trovo sempre qualcosa da mangiare.

In generale, come gestisci i tuoi pasti fuori casa?

Mangio tranquillamente nei ristoranti, spiegando con calma al cameriere o al proprietario le mie esigenze; se mi capita di non trovare la giusta professionalità a riguardo, cambio subito locale e imparo dove non tornare più.  Non mi sembra di pretendere troppo: in fondo, un piatto di pasta al pomodoro non è poi così difficile da preparare. Un esempio di flessibilità e rispetto del cliente arriva proprio da mio marito, che prima di essere alimentarista vegano ha lavorato come chef tradizionale; anche in quel periodo, non ha mai esitato a cambiamenti e adattamenti del menù last minute.

Quanto l’offerta di bar e ristoranti è pronta a soddisfare le esigenze della dieta vegana?

Purtroppo devo ammettere che in Italia sussista molta ignoranza e arroganza, a iniziare dall’inflessibilità rivolta alle esigenze del cliente –a meno che non si tratti di ristoranti vegetariani e vegani.  In America, in India, in Africa, ma (senza andare troppo lontano) anche in Nord Europa non mi è mai successo di avere problemi come qui in Italia. Ma non mi arrendo –né offendo: ci vuole calma, determinazione, ottimismo…anche perché al mio ritorno in Italia, dopo qualche anno passato all’estero, ho notato timidi ma tangibili cambiamenti: trovo menù  vegan in autogrill, cereali integrali o più in generale una scelta più ampia di cereali e verdure in diversi bar e ristoranti, soprattutto avverto che vi sia una maggiore consapevolezza e un alto interesse da parte del consumatore, spesso incuriosito da eventi e corsi di cucina naturale vegana.  Non resta che far leva su questo tipo di format per diffondere (senza i soliti estremismi da stereotipo) una corretta informazione.

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