Di autoproduzione contemporanea, di impegno e di quotidianità. Intervista a Manuela Conti

Da grande voglio fare la cantastorie.
Voglio raccontare ai bambini di Milano che le mele non nascono all’Esselunga, non crescono nei sacchetti di plastica e non sono tutte rosse, gialle o verdi; che anche quelle con i buchetti sono buone -anzi, lo sono di più, parola del bruco che le ha provate prima di noi. Voglio assicurare loro che Babbo Natale esiste, ma esistono anche le mucche, che non sono solo nei disegni; delle belle mucche che brucano erba e passeggiano pigre per i prati in montagna con i loro allevatori che mungono di persona il latte e ne fanno tanto formaggio.

Mungere, arare, raccogliere, pascolare. Un lessico ritrovabile solo sui libri di geografia o, tutt’al più, nei racconti d’infanzia delle nonne. Parole destinate a rimanere tali, lontane dalle nostre mani fresche di manicure che non hanno nulla a che fare con il colore della terra bruciata dei campi (dalla regia mi dicono che il colore Fall/Winter 2014 per le unghie è il fucsia orchidea). Gesti e atti di un’epoca lontana, di un sogno, o di un’attrazione turistica di una vacanza patinata. D’altronde, ricostruire la catena della nostra mela, quella che intercorre tra l’albero e la confezione in plastica, è diventata una vera mission impossible. Gioie e dolori della grande distribuzione.

Ma c’è chi resiste -e esiste. Chi punta la sveglia al mattino un attimo prima del previsto, non per lo sciopero dei mezzi, ma per dar da mangiare alle galline. Chi sa gioire del profumo della farina e del rumore della crosta del pane. Attenzione, però: tra un fenomeno modaiolo e un fenomeno umano c’è una linea di separazione affatto sottile; ha come minimo la larghezza di un’autostrada a tre corsie. Mi spiego: per quanto possa promettere bene, l’ondata gastronomica che si è abbattuta sulle nostre teste ha incoraggiato molti esperimenti di autoproduzione, dalla panificazione all’orto sul balcone, che però rimangono relegati alla categoria “hobby”. Tra un fuoco di paglia e un falò di ferragosto, però, la differenza c’è. Per questo ho voluto fortemente raccontarvi di autoproduzione del XXI secolo attraverso la voce di chi la interpreta come una missione. Meglio, un vero e proprio stile di vita.

manuconti
Lei è Manuela. E’ mamma di tre bambini, è un’impiegata part-time, è autrice di un blog ( conlemaninpasta ) da mettere come homepage al posto della barra di ricerca Google. Ed è una self-producer a tutti gli effetti. Insomma, fa cose in un solo giorno che io farei in circa tre vite, ma posso assicurarvi che (come si evince dalla foto) ha solo due mani, due braccia e due gambe. Un motore stakanovista alimentato a impegno e passione.

 

[nota: l’intervista è stata riportata integralmente, senza censure o modifiche. Non per pigrizia, ma per volontà di evitare che qualcosa venga travisato o distorto dal mio intervento. La forza di Manuela è bella e pura così come la si legge.]

-come ti sei avvicinata all’autoproduzione?

Non penso che ci sia stato un momento vero e proprio, ma che si sia trattato di un istinto, un impronta che avevo già dentro di me. Fin da piccola ho sempre preferito fare piuttosto che comprare, capire come nasce un prodotto, che si tratti di cibo, vestiti o altro, per apprezzarne di più il valore finale, anche nella sua imperfezione.

-perché hai deciso di dedicarvi parte della tua vita? O meglio, perché hai deciso di farlo diventare uno stile di vita?

Credo che fosse un passaggio obbligato: mi stanno molto a cuore le tematiche ambientali, la sostenibilità, l’ecologia. Ritengo che uno dei mezzi per diminuire la nostra impronta ambientale sia l’ autoproduzione a 360°. Ogni consumatore ha un proprio peso in questa società e in questo ecosistema, anzi, molto spesso ha peso su più ecosistemi. Il km 0 ha un valore immenso, ma deve essere reale, non fittizio, altrimenti è soltanto l’ennesimo slogan creato su misura per una fetta di mercato.

-che cosa produci con regolarità? E cosa produce il tuo orto? Hai anche animali?

Con regolarità produco i lievitati, impasti base, torte, conserve, salse, prodotti di base come il dado granulare. D’estate i ghiaccioli e gli sciroppi. Con minore frequenza produco yogurt, burro e formaggi. Purtroppo il tempo non è molto e non sempre riesco a stare al passo con le nostre necessità, avendo una famiglia numerosa quello che faccio non basta per tutta la settimana, ma in questo modo la nostra spesa è molto ridotta. Oltre a questo produco con regolarità alcuni detersivi per la casa e per il bucato. Coltiviamo verdura di ogni tipo, o almeno ci proviamo: ortaggi, erbe aromatiche e piccoli frutti. I risultati ci sono anche se dipendono sempre dalla stagione e dal clima. Il mio frutteto è ancora giovane, ma abbiamo mele, pere, ciliegie, fichi, uva, cachi, noci, mandorle e nocciole. Ho anche delle galline e qualche arnia, con cui produciamo il nostro miele.

-descrivi una tua giornata tipo

La mattina, una volta portati i bambini a scuola, mi dedico al lavoro. Una volta rientrata pranzo e incastro faccende di casa, blog, ricette, foto, impasti. A metà pomeriggio ritornano i bimbi, quindi il lavoro si riduce notevolmente, anche se a volte li rendo partecipi e  continuiamo insieme quello che stavo già facendo prima del loro ritorno…sono degli ottimi collaboratori! 🙂 D’estate cerco di concentrare le attività legate al blog verso il tardo pomeriggio, così da poter stare in giardino e dedicarmi all’orto e ai nostri animali. D’inverno, dato che i lavori sono meno frequenti, alterno le giornate tra lavori in casa e nell’orto.

-cosa comporta, l’autoproduzione, in termini di fatica?

Molta fatica, è inutile dire il contrario. E’ necessario modificare le proprie abitudini, rinunciare a giornate in totale relax. Molte delle cose che cucino, riesco facilmente a incastrarle tra una faccenda e l’altra, ma l’orto e gli animali sono un impegno continuo. Non nego che in alcuni momenti sia difficile essere costanti, ma ho la fortuna di avere persone che mi aiutano e che rendono tutto questo possibile.

-cosa comporta in termini economici?

Non sempre c’è un risparmio. Almeno sul breve periodo e rispetto ad alcuni alimenti. Se si sceglie di acquistare materie prime di un certo tipo, per esempio farine biologiche di alta qualità, il risparmio non è molto se paragoniamo l’importo speso per autoprodurre il pane in casa con quello speso per acquistarlo. L’ autoproduzione incide sicuramente di più su verdura, frutta, miele e conserve.

-facendo una stima, quanto pensi possa incidere sul bilancio familiare?

Credo che nel complesso ci sia un risparmio medio del 40% .

-quali benefit comporta l’autoproduzione?

Moltissimi. Autoprodurre alcuni alimenti garantisce una maggior qualità, una maggiore consapevolezza, apporti nutritivi differenti, perchè una verdura raccolta e mangiata nell’arco di poche ore o al massimo di qualche giorno e che abbia compiuto il suo ciclo vitale completo è sicuramente una verdura superiore in termini di apporto vitaminico e di minerali. Ne guadagna anche il gusto, inevitabilmente migliore rispetto ai prodotti immessi sul mercato dalla grande distribuzione. Difficilmente chi si abitua a mangiare in un certo modo accetta di tornare indietro.

-Autoproduzione e psicologia. Quanto pensi possa incidere in termini di autostima? E quanto, sui legami familiari?

Incide tanto. Sono una persona piuttosto insicura e la cucina ha un potere rilassante e rassicurante, soprattutto quando senti di aver creato un piatto “buono” in tutti i sensi. Come mamma mi piace condividere coi miei figli quello che faccio e perchè lo faccio. Spiegare il mio punto di vista, senza demonizzare l’industria alimentare, ma cercando di insegnargli a “leggere” quello che mangiano è un lavoro complesso e a volte estenuante, ma molto spesso i riscontri sono stati positivi. In questo modo voglio insegnargli a scegliere e ad avere fiducia nelle loro capacità.

-vorresti modificare, aggiungere o eliminare qualcosa dalla tua routine e dal tuo regime autoproduttivo?

Aggiungere sicuramente. Vorrei aumentare la produzione dei latticini e iniziare a coltivare anche i cereali per i nostri animali, per avere una filiera completa. Altro credo di no,beh, per ora!

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2 pensieri su “Di autoproduzione contemporanea, di impegno e di quotidianità. Intervista a Manuela Conti

  1. Che bella la mia amica Manuela, bella dentro e fuori, bella nei pensieri e nelle idee!
    Mi è piaciuta molto anche l’introduzione all’intervista, il mestiere del cantastorie per alcune persone – me compresa – forse è l’unico possibile oggi…
    Mi avete regalato un bel momento! 🙂

    Mi piace

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