Il lato agrodolce del web -da un grande potere derivano grandi responsabilità

Questo è uno dei pochi post, per la precisione l’ultimo post, che sono riuscita a salvare dal famoso attacco da parte degli hacker nigeriani che hanno fagocitato il mio vecchio blog tutto unicorni, prati in fiore e ricette. Dal sapore decisamente diverso, molto più aspro e pungente, mi viene quasi da pensare che questi hacker siano stati assoldati per sgonfiare il mio atteggiamento critico -esattamente come un soufflé rimasto troppo a lungo fuori dal forno. Ma i blog cambiano, le opinioni no: per questo ho deciso di cominciare Foodemocracy lì dove Thesweetsideofthemoon è finito. Enjoy, babies.

Faccio subito una premessa: vengo in pace.

Non voglio polemizzare, non sto attaccando nessuno, non sto lanciando frecciatine più o meno dissimulate. Sto solo riflettendo (a voce alta).

Bene, inutile tirarla per le lunghe in una quanto mai inutile introduzione –sapete, quelle che iniziano con un avverbio, “ultimamente” è il più gettonato, e proseguono descrivendo osservazioni più o meno approfondite che sfociano inevitabilmente in dubbi amletici o situazioni kafkiane (ma questo Kafkian, chi è?).

Fatto sta che mi preme sottolineare quel lack, quella mancanza di consapevolezza dei produttori di contenuti. Il bello del web è che è democratico, tutti –ma proprio tutti tutti- hanno la possibilità di esprimersi, di urlare, di dire quel che pensano. Ma così come ci sarà lo scienziato buono che diffonderà gratuitamente la formula del vaccino contro l’aids, prima o poi comparirà qualche terrorista che minaccia di far crollare questo o quel regime occidentale. È comunque facile dedurre, senza estremizzare troppo, che questo eccesso di libertà è un’arma a doppio taglio. Ne sono prova tutti quei siti di informazioni fake che disseminano il panico e il terrore di nuove epidemie tra i lettori meno attenti, che leggono solo di sfuggita il titolo dell’articolo sulla bacheca Facebook o che non perdono tanto tempo ad accertarsi delle fonti –vedi sotto: effetto “La guerra dei mondi” di Orson Welles.

Fare informazione è una cosa seria, poco importa se si tratta di una notizia di cronaca internazionale o della ricetta della nonna. Perché dall’altra parte dello schermo ci sarà sempre qualcuno che darà per certo quello che dite/twittate /postate.  E qui vengo al punto: miei cari foodblogger, siete sicuri di quello che scrivete? Mi garantite che le orecchiette siano un formato tipico della Basilicata, e non –magari, eh- della Puglia? Siete certi che postare la ricetta dei ravioli di zucca a giugno sia in linea con la vostra scelta di seguire le stagionalità dei prodotti? Trovate coerente, healthy blogger, che sia sano mangiare pan di stelle e nutella a colazione (ma io ne mangio solo uno, mica cinque!) assieme al vostro the verde zuccherato e pieno di conservanti in bottiglia? Che sia light cuocere le patate al forno con 300ml di olio di semi (eh ma mica le friggo)?

Ora, sarebbe impensabile –e quantomeno impossibile- istituire un organo supremo che controlli ogni singola parola che scriviamo (perché mi includo anch’io, nel mazzo); così come sarebbe coercitivo costituire una sorta di codice, un’etica, da imporre ad ogni libero compositore di contenuti –n.b.: non sto parlando di una giusta etica dei foodblogger che impedisca di copiare ricette, rubare foto, chiedere prodotti gratis alle aziende e recensire prodotti chimici in scatola; per quello ci vuole un miracolo, non un codice. Mi riferisco unicamente alla coerenza dei contenuti fruibili. Ma anche qui, per evitare regolamenti da prima elementare (in fila per due e reggete la corda, mi raccomando), faccio solo appello al vostro buon cuore: mettetevi una mano sulla coscienza e ricordate che i vostri lettori si fidano di voi. Spesso, ciecamente.

Soprattutto voi, healthy foodblogger che ultimamente state spuntando fuori come pratoline a primavera, se controllaste un attimo il target dei vostri lettori, scoprireste che un buon 40% è costituito da giovani ragazze tra i 13 e i 17 anni in cerca di una dieta fai da te contro i chili di troppo prima della prova costume. E una ragazzina non può reggere una giornata intera con 50gr di riso in bianco a pranzo, un’insalatina sparuta con due pomodori e due pugni di fagiolini. È chiaro che a metà pomeriggio le verrà da scofanarsi la ciotola dei cioccolatini della nonna. Così come è improbabile proporre di mangiare due fette di panbauletto (panbauletto, dico!) e nutella a merenda. Non sono una dietologa, ma una crema di cioccolato e nocciole non mi sembra l’alimento più sano e ipocalorico del mondo. Se proprio volete dare una botta di energia, mettetelo a colazione (magari con una ricetta homemade, la butto lì).

Quindi meditate, gente, meditate, perché “il web è bello perché è democratico” andrebbe detto con la stesa punta di amarezza con cui dite “il mondo è bello perché è vario”.

Da un grande potere derivano grandi responsabilità. E non c’è bisogno che sia io a ricordarvelo: su Sky cinema c’è Peter Parker che ve lo ripete almeno una volta al giorno.

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2 pensieri su “Il lato agrodolce del web -da un grande potere derivano grandi responsabilità

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