Di meringate, di Milano e di belle persone. Insomma, di Pavè

Milano non è la classica città che o la ami o la odi: nel migrante medio, il cui profilo solitamente corrisponde al giovane terrone volenteroso di studiare (o almeno, di far finta), si innesca una sorta di sentimento profondo di amore-odio tanto ambiguo quanto inestricabile. Esemplifico: sei a Cadorna sul binario verso il Duomo, e quello che credi sia il tuo ultimo pensiero prima di morire schiacciato dalla folla è l’ulivo davanti all’ingresso del tuo trullo. Sei sotto l’ulivo davanti all’ingresso del tuo trullo, e quello che credi sia il tuo ultimo pensiero prima di morire di caldo e asfissia è lo spritz sul naviglio. Ah, anche a Milano si muore di caldo, a fine luglio? Allora riformulo il pensiero, citando i morsi di zanzara. Ah, sui navigli è peggio che andar di notte?  Va beh, il concetto mi sembra abbastanza chiaro, anche perché questo blog non si chiama omiabellamadunina.com .

Forse, proprio dal momento che la mia ultima giornata a Milano risale a più di due mesi e mezzo fa, sono in pieno mood nostalgico. Cosa mi manca? Cosa mi farebbe venir voglia di tornare immediatamente su -per poi imprecare immediatamente contro il 61 che non arriva? Ecco la chart:

1. Fare jogging di domenica mattina lungo il naviglio grande
2. Fermarmi a leggere nel primo chiostro dell’ateneo della Cattolica
3. Sedermi al centro di piazza Gae Aulenti

Ma chi sto prendendo in giro. Ok, fermiamo questa farsa. L’unico motivo per cui tornerei immediatamente a Milano è

LA MERINGATA DEL PAVE’
Scusate lo stampatello aggressivo, ma credetemi, è necessario.

meringata1.jpg

 Si, praticamente sarebbe il mio ultimo desiderio prima di morire. Ma lasciando perdere questi scenari iperbolici al limite del melodrammatico, Pavè è decisamente il posto a Milano che consiglierei di visitare ancor prima del Duomo. Innanzitutto perché non capita tutti i giorni di pranzare su una vecchia panchina del parco,  al coperto; né di ordinare uno spritz su una poltroncina che sembra appena uscita dal salotto della nonna. Le proposte di Pavè non sono solo dolci: sta a voi decidere se fare colazione, pranzo, merenda o aperitivo. Io non escluderei l’opzione maratona all-in (non a caso, Pavé ha ricevuto la menzione speciale per “la sua capacità di fermare il tempo” dalla guida dei migliori bar d’Italia di Gambero Rosso). In sintesi, è un’eccellente miscela del “posto-che-fa-la-differenza”: cornetti sublimi, sandwich di pane con pasta madre (potrebbe quasi bastare questo per conquistarmi), centrifugati coloratissimi, alternative amiche di vegetariani e vegani. E inoltre, un team unico dietro e sulle quinte, location accogliente e tips-poll ogni settimana -nel caso estremo in cui non voleste lasciare la mancia. E la meringata, volevamo mica dimenticarci della meringata?

Insomma, ci si vede lì. Tanto avete più possibilità di trovarmi al Pavè che in Via Torino.

Pavè

Via Felice Casati, 27
Milano

pavè on facebook
www.pavemilano.com

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6 pensieri su “Di meringate, di Milano e di belle persone. Insomma, di Pavè

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